Archivi del mese: aprile 2010

momento londinese

Momento moltomolto londinese.

Io nel bagno delle “donne” di un locale moltomolto che aggiusto le “tette” a un travestito di due metri e dieci e gli dico con accento moltomolto “I looove your pink eyelashes!”. E lui “oh love, I love your boobs”. E io “oh I wish I could give you some”. E lui “oh love tell me about it”. 

 

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bellezza eccelsa

Ho portato la tesi a rilegar. Son in ufficio che faccio il falò di tutta la mondezza accumulata in questi anni. Libero la scrivania al prossimo fortunato. Ho trovato la tesi di laurea. L'ho sfogliata. Com'ero diversa. Tutta un'entusiasmo ero. Ho trovato la frase “la natura realizza con estrema facilità e bellezza eccelsa nastri minimi”. Bellezza eccelsa. Com'ero carina. Bellezza eccelsa. Bellezza eccelsa una minchia. Non direi mai bellezza eccelsa ora, e non lo scriverei in una tesi nemmeno sotto tortura. Ero tutta contenta della mia tesina. Anche un pò gnurante e ignara della mia pochezza eh. Però ero giovane e me lo potevo permettere. Comunque ho finito giovini. Fanculo ora alla matematica e all'ingegniiieria aeronautica. Alle superfici minime, alle reti e agli alberelli. Fanculo a tutto e tutti. Che il falò s'accenda. Che tutto vada in fumo, appunto. Si torna al mondo.   

 

“Da logoborro me ne vado di sicuro a meno che, tipo boh, dio non mandasse dall'alto dei cieli una nuvola oscurante e tutte le compagnie aeree smettessero di volare.”

 

Sottomessa in partial fulfillment and total disgrace

A tratti striste ma mostly felice.

Con gran sconfuzione che stamattina ho preso il treno robinud-logoborro ma c'era il sole e leggevo un bel  libro e quando ho alzato lo sguardo ho visto le casette di logoborro allontanarsi. E sono finita a lester. Ma son rimasta sullo stesso treno che poi è risalito su. E il signor capotreno è venuto ad avvertirmi che ha pensato che fossi sprovveduta. Ha capito che sono sprovveduta.

Ho fatto la prima pagina.

Ora ci sono i ringraziamenti. La tipica pagina, i miei genitori per aver sempre creduto in me e per il mio supervisor per la guidance e le solite cazzate. A me non piacciono. Sembra che hai preso l'oscar, boh. Complimenti alla trasmissione e saluto tutti quelli che mi conoscono. Arrivederci e grazie è finita la pellicola. 

 

 

Mawiapia tenera e materna, interessata alle cose del mondo, a tratti paladina della giustizia, commossa e anche tormentata dalla difficile digestione del panino di pranzo prosciutto e cheddar.

Nel tragitto robinud-logoborro stamattina c'era una giovane
madre con due bimbi. Uno sul passeggino e l'altro grandicello con gli
occhioni blu scapigliato e con la magliettina non infilata nei
pantaloni. Io ero distratta avvolta dal mio smisto di stristezza e
sfelicità. Ma più stristezza. Comunque mi sono messa a guardare la
mamma e il bambino occhio azzurro. La mamma era una mamma on benefits,
come si dice, dispredigiativamente, disprezzatamente. Il tragitto è
durato un'ora e la mamma non ha mai guardato il bimbetto, che avrà
avuto 4 anni. Non gli ha mai manco rivolto uno sguardo. Era
angosciante. Il bimbetto faceva diverse cose tra cui far strisciare un
ciuccio in ogni angolo sporco del bus per poi leccarselo, sedersi con
le ginocchia sul sedile e con la testa sul vetro, rotolarsi in vari
modi sul sedile. La cosa più atroce era il fatto che il bimbetto non
richiamasse nemmeno l'attenzione della madre, come se sapesse che non
c'era proprio speranza. Lei si faceva i cavoli suoi, tra cui
smessaggiare molto al cellulare color rosa, e non ha mai nemmeno dato
un'occhiata al passeggino. In un'ora, un'ora di orologio, come fai a
non guardare i tuoi figli, manco per sbaglio, boh. Quando sono scesi la
madre snaturata non ha fatto nemmeno un cenno al figlio, lei si è
alzata e lui l'ha semplicemente seguita. Il bimbetto aveva una
felpettina e nemmeno un giubotto quando è sceso. Io ero presa da una
voglia di piangere infinita e ho pensato vari pensieri:

– meglio
mia madre che mi avrebbe triturato i coglioni per un'ora dicendomi di
stare composta, di mettermi la sciarpa, di togliermi la sciarpa, di
mettermi il cappello e di togliermi il cappello, di mettermi il
giubotto e di togliermi il giubotto, di parlare a voce bassa, di stare
attenta, di fare questo e quest'altro 

– faccio qualcosa, ora
scendo dove scendono loro, li seguo, vedo dove vanno,  chiamo la
polizia, i servizi sociali qualcuno uffa (questo pensiero è poi
svanito quando ho pensato alle mille altre occazioni in cui ho fatto la
paladina della giustizia per poi pentirmene amaramente … presempio
quella volta in cui ho visto uno con la pistola insieme ad un altro che
non si capiva bene cosa stessero facendo, sono entrata in un negozio e
ho detto “c'è uno con una pistola, presto, chiamate la polizia!”, il
tizio del negozio m'ha detto “signorina, si faccia i cazzoli suoi che
è meglio”, ho chiamato la polizia e sono stata interrogata per 2 ore e
mezza)

– lui diventerà un serial killer 

– lei fa figli solo per prendersi i soldi 

– lei forse è molto depressa, ma molto molto, e si è completamente dimenticata dell'esistenza del figlio


lui non esiste, in realtà è un fantasma che solo io vedo, il fantasma
del figlio morto della tipa (però questo non spiega perché la donna
non guardasse nemmeno il bambino nel passeggino, che però in effetti
dormiva e quindi ci sta pure) 

– ora mi porto via il bambino, lei non se ne accorgerà nemmanco.