Archivi del mese: gennaio 2009

viu' gade nct' caaaa?

 

Ho 75.000.000 di punti nella nectar card. “Have you got a nectar card?” è stata la prima domanda in inglese che m'hanno rivolto e che non ho capito. Siccome mi avevano detto che per imparare l'inglese bisognava far finta di capirlo e di parlarlo (ed è vero), risposi yes. E quella mi guardava e pensava “e allora dammela sta nectar card”, io continuavo ad impacchettare facendo finta di non vedere il suo sguardo interrogativo che attendeva un mio movimento. Poi mi richiese la nectar card, io non ricapiqui ancora, e dissi il “sorri – ripit”. Lei lo ripit tale e quale e io ridissi yes, ma con un'aria più vaga. Lei mi guardò come per dire allora sei scema. Ed infatti. 

Nei libri e nelle guide metton sempre le frasette all'hotel e al supermercato e alla stazione del treno e all'aeroporto, ma non sanno che la nectar card te la chiedono anche per andare al cesso. che è la cosa più importante per sopravvivere.

Io sono contraria alle carte dei supermercati. Anche a raccogliere i punti delle merendine e i bollini della benzina. Per principio. Non l'ho mai fatto e non lo farò. La nectar card ce l'ho perché quello sciagurato del mio maschio ce l'ha e m'ha fatto la copia a me. Però oggi sono entrata nell'account. Ebbene. Apparentli, coi punti ci possiamo comprare una casa al mare.

Solo che il mare a logoborro non c'è. 

 

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la ragazzetta qui con me

 

Sono qui che vigilo su una ragazza che fa un esame. Siamo io e lei in questa stanzetta, senza una finestra, con un ventilatore rumoroso che ho avuto la bella  idea di accendere. Questo momento è così importante per lei, e così insulso per me. Io leggo articoli annoiatissima, lei fa l'esame di system something. Quando ero io una stundetessa, gli esami mi causavano grande stress, ma mi davano anche ritmo all'esistenza. Tipo, 2 settimane prima dell'esame, smettevo di lavarmi, di spinzarmi le sopraciglia e togliermi i baffi. Non lavavo la stanza e non facevo la spesa. Prendevo a mangiare le scorte di riso pronto inpolvarate in fordo agli scaffali. Non guardavo televisione, non uscivo, non leggevo più. La sera, prima di andare a dormire, prendevo un foglio con la lista degli enunciati dei teoremi dell'esame, ne sceglievo uno a caso e dentro al letto mi pensavo la dimostrazione. Se, per assurdo, … stessi dormendo. E sbavavo sempre il foglio dei teoremi.

Poi arrivava il giorno dell'esame. Tornavo a casa e chiamavo la mamma, che si faceva tutta felice, parlavo con mio padre, che si commuoveva. E quello era il momento più bello. Passavo poi due orette a rimuginare sul divano (nelle case con il divano). Pensando a come avrei potuto dire meglio questa cosa e come son stata stupida a dire quell'altra. Poi scuotevo la testa (letteralmente) dai pensieri e mi dicevo il “chi se ne frega, è andata”. E l'esame scompariva dalla mia mente. Sia il programma che l'esperienza. Mettevo tutti gli appunti, foglietti, fogliettini, l'elenco sbavato dei teoremi, dentro una cartelletta e mi andavo a lavare. Finalmente. Facevo magari il bagno, mi depilavo, uscivo e riprendevo vita. Il giorno dopo cominciava la caccia al materiale e alle informazioni per l'esame successivo. 

Era una vita con un fine, con una struttura, con un pattern. Come si dice pattern. Mi alzavo e sapevo cosa dovevo fare e come lo dovevo fare. Cosa mi avrebbe reso felice e cosa infelice. Conoscevo le conseguenze delle mie azioni. E le conseguenze non deludevano mai le aspettative.

Era per dire che anche se la ragazzetta qui con me, che scriviamo sullo stesso tavolo, sta soffrendo tanto, io la invidio. Quando l'esame sarà finito lei sarà felice. Io no. 

 

 

Non vedo l'ora di vedere berlusconi accanto a michelle obama.

 

educazione

 

Sto andando a letto alle 11 e addormentando a mezzanotte. Non succedeva da un sacco. Tutti i giorni alla stessa ora. Che bello. Mi fa tanto bene. Mi sveglio alle 8 e mezza e mi alzo alle 9 meno un quarto. Senza sofferenza. Faccio colazione con 5 morning coffee, la cosa più simile agli oro saiva, e vengo in ufficio. Se in ufficio lavorassi bene, potrei quasi dire si sostenere una vita regolare e disciplinata. Potrei quasi. Se lavorassi.

Nell'oretta tra le 11 e mezzanotte leggo. Finisco l'educazione sentimentale di flaubert. Bello. Mi prende, ma non troppissimo. Se mi prendesse troppissimo, leggerei fino alle 2 e mi riincasinerei. Il motivo per cui non mi prende troppissimo è il mio inconscio rifiuto per il romanticumine. Ché se mi facessi prendere da anche un pochino di romanticumine, io lo so che poi ne sarei pervausa e la cosa diventerebbe incontrollabile.

 

   

ripesco da un mucchio

 

Ripesco da un mucchio di fogli una gant (o come cavolo si scrive) chart fatta a novembre. La gannachart è uno strumento molto anglosassone di pianificazione del tempo e delle risorse totalmente inapplicabol a me. La ganna non includeva una cosuccia che a novembre credevo di poter fare in una settimanina or so. Cominciava così speranzosamente con i primi di dicembre con qualcos'altro che non ho nemmeno ANCORA COMINCIATO. Praticamente la cosuccia che credevo di poter fare in poco tempo ed avevo così sorvolato in gran libertà m'ha preso due mesi. Sono 2 mesi in ritardo sulla ganna charta di novermbre. C'è speranza di finire il dottorato a giugno? Sì, la speranza c'è. C'è qualche concreta possibilità di finire il dottorato a giugno. Anghe no. Però, c'ho un nuovo approccio. Provo a lavorare senza pensare a quando finirò. Faccio le cose e poi faccio la gant chart del passato. Magari si lavora di più. 

Ganta ciarta della mia vita passata:

1979-1981 :  piangere poppare cacare dormire  (ah! che vita).

1982:           tifo l'italia ai mondiali, l'italia vince i mondiali.

1982-2005:   vivo serenamente alla giornata.

2005:           decido di fare un dottorato. 

2005-2008:   mi pento, mi strapento e mi dispero per aver cominciato un dottorato.

gennio 2009: la smetto di disperarmi e decido di finire il dottorato, ché ormai l'ho cominciato da troppo per abbandonarlo.

 

Il futuro porterà tantecosebbelle. Lo so.

 

nostalgiuia

 

Partensa.

 

cappello molto new york. commenti ganzi mi stanno venendo.

 

 

ora. è vero che non son alta. ma, vi giuro, il secchiellone di pop corn è davvero gigante. e pure la coca cola. che tra l'altro è quella media. comunque, sì, sò proprio tappa.

molto sentral parc.

bruclin. come le cingomme.

ganzo, eh.

mi sono appostata decine di volte per beccare i taxi in movimento. ho talmente tante foto ti taxi in movimento che ci potrei fare un libro dal titolo taxi in movimento. non so perché 'sti commenti mi stanno uscendo così deficienti.

taxi in movimento.

l'apijedda della polizia. mi ci sarei messa pure io accanto, ma dopo la foto dei pop corn, mi sarei sentita troppo umiliata.

la prossima foto vi è offerta da mawiapia, che per voi ha rischiato la vita nel bronx sotto lo sguardo d'una donnona scura alla finestra dall'aria “cosa cazzo stai fotografando”. tra l'altro non so se si nota, ma nevicava troppo.

mezzanotte e cinque.

graund ziro. c'era un pò di nebbia. mi piacciono le condizioni avverse amme.

ngoppa all'empire state building.

macchina ganza. potrei dar via il pandino per questa.

tramonto e statua della libertà.

per far capire il freddo. questa foto è stata scattata con la calzamaglia, i jeans, le scarpe da neve. la canottiera di lana a maniche lunghe, con sopra un'altra canottiera, una maglietta a maniche corte, un maglione, una felpa in pail, un piumino ed un impermeabile sopra. cappello e sopra il cappuccio del piumino. nei 5 secondi necessari per fare la foto mi son tolta i guanti e mi si sono staccate le dita.

ringhiera con un pochino di ghiaccio.

niagarus.

la puttenza, dalle foto, però non si capisce. troppo puttente e anche ganzo.

il vento tirava verso di me. la nuvola m'arrivava direttamente addosso.

le vacche di jim.

io con il cappello prestato da jim faccio amicizia con le vacche, loro ne sono entusiaste.

uccello rosso di cui non ricordo il nome.

jim ci spala gentilmente la neve dalla macchina. pochi secondi dopo, non riconoscenda la fine della strada con l'inizio del burrone (ma non ci sarebbe stato comunque modo), finiremo con la macchina nel burrone di neve. jim, gentilmente, ci toglierà fuori dal burrone di neve. il tutto molto adventure e molto wild.

 

 

back in logoborro

 

Do un segno di vita e mi rimetto a dormire.

Son tornata dalle vacanse di natal. Ho passato veramente un santissimo e serenissimo natal.

Cose fatte d'una certa importanza:

– fatto conosciuenze di rilievo nell'ostello dei disperati di new york, tra cui personaggi come confucio, capocazzata, il siciliano, le brasiliane, il puzzone e l'amica haidi;

– sono andata alla chiesetta di arlem ad urlare ei-men con gli altri (che non è “per il potere di greiscul, è amen”;

– mi sono tutta quanto emozionata a teatro;

– sono andata a little italy nel bronx e mi sono anche persa nel bronx sotto la neve;

– mi sono fatta regalare i roccocò i mustacciuoooli e le sfogliatelle dalla signora italiana della pasticceria;

– ho mangiato tutto quello di tipico e non tipico che dovevo mangiare finanche l'hot-dog zozzissimo in strada;

– sono andata nel posto dove ha suonato per la prima volta bobdilan, dove suonava sempre bobdilan, dove faceva la pipì bobdilan;

– sono andata nel posto dove fanno jaaazz al grinic village, ma volevano 60 dollari e non sono entrata;

– sono andata in un posto al grinic village dove non si pagava per entrare e ho ascoltato tutto bobdilan;

– ho mangiato i poppi corni … ho mangiato veramente tanti poppi corni … il secchione laarg di poppi corni;

– ho visto la faccia di obama riprodotta in ogni possibile espressione, dimensione e configurazione. Ovvero, sulle magliette sulle spillette sui cappellini sulle fascette sulle felpe sui biglietti della metropolitana di woscinton sui palazzi sui negozi sulle chiese sui dischi sui libri sui manifesti …

– ho visto la neve, tanta neve moltissima neve. l'ho visto fluffi, l'ho vista con uno strato di ghiaccio sopra, l'ho vista crunci, l'ho vista posata sopra il ghiaccio. me la sono vista sopra, contro, addosso, dietro, nei pantaloni, dentro i guanti, sotto le calze, in bocca, in faccia nel naso.

– ho visto il mare ghiacciato … che poi era l'ontario, ma era un mare;

– sono andata alla fattoria in canada degli amici nancy e jim, che c'hanno le vacche. Per intenderci, jim è uno che quando c'è da infilare il braccio per toglier fuori il vacchino, lui non si tira indietro;

– nancy mi ha fatto vedere tutti gli uccelli che vengono a mangiare i semini che lei mette la mattina, e che la notte le camminano i cervi in “giardino” e lei vede le orme;

– nancy la mattina mi ha fatto la frittatina con le mele e la cannella che fa lei;

– jim c'ha spalato la neve dalla macchina quando l'abbiam trovato sommersa;

– jim e quello della fattoria vicina c'hanno tolto fuori dal burrone pieno di neve quando ci siamo sprofondati con la macchina dentro, momento rimarcabile (volevi il wild? eccoti il wild);

– jim m'ha portato a vedere le sue vacche, grasse e incinte, che masticavano con la neve addosso, come se niente fosse;

– nancy m'ha spiegato che quando la vacca has to go, she has to go e basta; 

– ho guidato la macchina senza le marce, senza la frizione senza niente … è bastato ricordarmi degli autoscontri;

– ho imparato che quando nevica e fa freddo e sei sotto la tempesta di neve, i tergicristalli ghiacciano e non spazzolano più, e non si vede più niente. Ma tanto, anche se si potesse vedere qualcosa, sarebbe
solo bianco bianco bianco (volevi il wild? eccoti il wild);

– ho preso aerei, barche, treni e macchine;

– ho visto le cascate del niagara … con l'arcobaleno la neve il ghiacco e nessun'altro;

– mi son fatta confiscare tre mandarini al confine canada-usa;

– ho mangiato le pancheich fatte dalla signora americana di primo mattino con la cremina di mele fatta dalla signora americana di primo mattino e il succo di frutta spremuto dalla signora americana di primo mattino;

– ho dormito a JFK su un tavolino di macdonald (non puoi dire di aver visto un posto se non hai dormito in un aeroporto);

– ebbene sì, sono stata a times square a capodanno ferma in piedi a -5 gradi. Ma la folla riscalda. Non ho visto un cazzo, niente di niente. Ero praticamente la persona più bassa a parte i bambini. Ma anche i bambini forse erano più alti. Ho visto un orologio che faceva il conto alla rovescia in lontananza e poi un casino di fuochi d'artificio. Però ero tanto tanto felice.

poi metto foto, prometto stavolta.