Archivi del mese: aprile 2008

a volte ritornano

Ieri notte mi sono giunti in sogno il seppione colossale e quell'anima dannata di Giosefino, che dio lo perdoni (modo di dire). Il seppione si trasformava in Giosefino durante lo scongelamento e poi ritornava seppione assumendo, negli stadi di passaggio, fattezze simili a quelle del capitano cabbu di bolpo dei pirati dei caraibi. Il tutto si inseriva in un susseguirsi avvincente di eventi improbabili dove intervenivano anche a sorpresa: il prof di geometria I nell'atto di diagonalizzare una matrice; la temutissima Gavina, una specie di bidella cattiva del refettorio dell'orfanotrofio in cui ho fatto la prima elementare che mi mandava all'angolo perché non avevo mangiato il secondo; un gruppetto di drogati che mi offrivano la caramella e, gran finale, un tale che una volta da piccolina mentre tornavo a casa da scuola mi sventolò davanti il suo pubendo che, per fortuna, non partecipava attivamente nel sogno. Però ho notato che c'era del tenero con Gavina.

 

 

 

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un po' titanic un po' forrest gump

Sono stata in Italia. Ho fatto amicizia con un vecchietto che m'attaccato il botton. I vecchietti mi attaccano sempre il botton perché io sono una che ha rispetto del vecchietto e lo ascolta e si finge interessata. Però questa volta non mi son finta perché il vecchietto era davvero troppo interessante.

Questa è la storia così come me l'ha raccontata lui.

Il vecchietto ha fatto la guerra e ha anche il tesserino spedito dal ministero della guerra che non capisco proprio perché devo fare la carta d'identità quando il ministero della guerra vale molto di più del comune. Guardi, ha proprio ragione. Io sono reduce di guerra, anzi no di più, naufrago di guerra.

Eravamo io e il tenente quel giorno di gennaio nelle acque giacciate dell'adriatico al timone del sottomarino. Io avvistai l'aereo nel cielo e vidi una scia nell'aeree arrivar verso di noi. Siccome ero un sacco giovane e anche molto in forze, non come ora che sono reduce di guerra e vecchio, mandai il timone da una parte e mi buttai in mare dall'altra (ma non perdiamoci in tecnicismi). Al tenente il siluro gli scoppiò quasi sotto i piedi e lo vidi volare per una ventina di metri nell'aeree e poi ricadere giù. Siccore ero giovane e nuotavo come un pesce mi aggrappai ad un pezzo di sottomarino galleggiante e tenevo il tenente per i capelli. Era gennaio nelle acque ghiacciate dell'adriatico (l'ho già detto che era gennaio?) e c'erano -12 gradi. Io continuavo a tenere il tenente per i capelli ma quello s'era fatto tutto d'un pezzo. Ogni tanto tiravo qualche sberla al tenente per farlo riprendere un pò.

Ad un certo punto arrivarono i pesci-cani. Ché quelli sentono l'odore del sangue. Ho visto un pesce-cano mangiarsi mezzo uomo. Per fortuna io avevo un coltello che portavo sempre con me regalatomi da un giapponese. Ché allora eravamo alleati. Non era un coltello normale, aveva la lama fatta a spirale (ma non perdiamoci in tecnicismi). Quando il pesce-cano s'avvicinava io lo punzecchiavo col coltello del giapponese per infastidirlo, ma senza fare troppo forte ché altrimenti quello, se si incazza, ti scappotta con un colpo di coda. Per fortuna poi arrivarono i delfini. I delfini, che sono amici dell'uomo, tirano le musate alle pance dei pesci-cani e quelli fuggono. Arrivarono a prenderci dopo 3 giorni, ci salvammo in tre. Il tenente no, era tutto un pezzo, nonostante io gli tirassi qualche colpo ogni tanto per farlo riprendere.

Signor vecchietto guardi quello che mi sta raccontando è pazzeschissimo, lei è un pezzo di storia.

Sì però non capisco perché devo venire a farmi per forza la carta d'identità quando ho già il tesserino del ministero della guerra che vale molto di più.

 

scenetta logoborrese

Logoborro. 

Giovane figliuola sulla porta di casa. Dentro c'è fiesta. Lei c'ha la sigaretta in una mano e un bicchierozzo di vino nell'altra. Tutto normale se non fosse che sotto la magliettina succinta sborda una panzona di nove mesi.

No perché siccome che hanno scoperto che il caffé aumenta il rischio per il feto, le donne inglesi, che si sa che bevono solo the, si possono avvantaggiare in altre direzioni. 

 

scopertona

Dal sito di Repubblica, che oggi tralascia le sfilate di intimo femminile per una notiziona. Pare che tanto di professore ameriggano Robert McCarthy sia riuscito a scoprire il suono della voce dei neanderthalesi. E bravo Roberto. La scopertona. Se te ne facevi un giro in Sardegna vedi come facevi prima.

 

 

 

 

logoborro terra di grandi confronti culturali

Logoborro. 

Un tipo con gli occhi molto a mandorla pedala piano sul marciapiede, di fronte a lui in verso opposto cammina un inglese molto biondo. L'inglese si blocca davanti alla bici costringendo occhio a mandorla a fermarsi, poi gli punta l'indice contro e urla cattivo TIBET TIBET TIBET. Il biondo difensore dei diritti umani continua per la sua strada mentre quell'altro muso giallo rimane pietrificato.

Dopo un paio di secondi, occhio a mandorla si riprende si gira e gli urla SONO GIAPPONESE.

é il delirio.

 

   

ciao mariapi' come stai? io mi son sposata e ho un figlio

Sono entrata nel periodo che mi scrivono le amiche che non vedo da un pò. Di quelle che hanno la mia stessa età e sono rimaste in Italia. Le mie amiche, ai bei tempi, volavano di fiore in fiore, erano delle donne d'un certo spessore, amavano le imbriagghere e le grandi città, donne sane e libere, intellettualmente scalpitanti, cronicamente anticonformiste ma non giusto per esserlo, donnine irrequiete, ché altrimenti io non c'ho niente in comune. Le email fanno più o meno così.

Ciao Mariapì – come stai? – tutto bene? – l'amore?.

E poi.

Io ora vivo a Cerbicchiattolo sul Monte Bianco – non ci crederai mi sono spostata con un uomo fantastico originario di Cascignola Zozza – ho un figlio bellissimo che si chiama Alonso.

In allegato diverse foto del bambino paffutello in braccio alla mia amica che prima non usciva di casa se non aveva il mascara allungaciglia long-effect aqua-prooof anyliquid-prooof you-know-what-I-mean e non si faceva fotografare se non in pose oscene e ora sorride serena con quello sguardo da mamma piena di sapienza e pazienza, senza un filo di trucco e con i capelli raccolti in un mognetto tipo signora milù.

No perché un giorno, magari, anche io, non è detto che non mi possa finalmente calmare. Per la gioia di mammà.

 

 

 

 

io sto con Al Qaeda

Allah maledica Berlusconi e Papa. E gli italiani tutti.

 

 

 

 

non c'azzecca

Mia madre mi chiama per dirmi che “hanno dato gli EXPOLL”. Bene. Cioè, male. 

Il signore che mi deve aggiustare il computer non arriva. Male.

Lista delle parole in inglese che mia mamma non c'azzecca:

Expoll (exit poll) 

Troller (trolley)

Chechì (check in)

Decodre (decoder)

Mauz (mouse)

Plai (play) 

Tiscé (t-shirt) 

Parten (partner)

Flop disk (floppy disk)

Interné (internet)

Checià (ketciup) 

Scurter (scooter).

 

 

 

pistillazzuli

 

 

 

 

altro che bangi-giampi

C'è quel magico momento in cui vedi lo schermo nero. Pensi, no ma no speriamo di no. Spegni e riaccendi. E a quel punto vedi lo schermo che ti dice no signal. Pensi, no ma no speriamo di no. Attacchi un altro monitor ma fa lo stesso. Pensi, no ma no speriamo di no. Guardi le lucine. Quella del disco duro è accesa ma non lampeggia. I rumorini non sono quelli che sei abituata a sentire. Le lucine fanno i cazzi loro. Pensi, no ma no speriamo di … e invece sì. S'è fottuto il computer. 

A questo punto arriva quel magico momento in cui cominci a pensare a tutto quello che hai salvato, a tutto quello che hai perso, a tutto quello che può succedere. A quello che ne sarà di te. Ti alzi e cominci a vaneggiare. Ti giri dal collega che passa la sua vita nei forum esperto di computer, riesci ad emettere un gemito d'aiuto. Lui viene spegne riaccende. Sì, s'è fottuto il computer, chiama l'IT guy mi dice. Io senza gli IT guyz non potrei più vivere. A me piace il concetto che io uso il computer, ma del computer non voglio sapere niente, non me ne frega niente e non ho nessuna intenzione di capire come funziona. Il fatto che guido la macchina non vuol dire che sono un meccanico e non è che i meccanici guidano meglio le macchine rispetto ai piloti solo perché sanno cosa c'è dentro. Ecco, io non sono amministratrice del mio computer e non lo voglio essere, per favore non darmi quella password. Perché so che quando ci metto le mani so far solo danno. E ne faccio tanto di danno.

Nel mentre che arriva l'IT guy ho il momento di lucidità. Allora. Ultimo full back up nel server fatto a Novembre. Siamo ad Aprile. Dicembre-Gennaio-Febbraio-Marzo. Di 28 ce ne uno tutti gli altri ne han 31. Sono 4 mesi di lavoro. Però, non disperiamo, qualcosina salvata qua e là nelle emails automandate, nel pc a casa, nell'ardiskone … ma l'importanza delle cose salvate è nulla, chiaramente. Penso, ma non ho fatto un cazzo in questi ultimi 4 mesi, dai, e invece, pensandoci attentamente attentamente a febbraio hai avuto quel colpaccio di genio, che non ti ricordi nemmeno bene come l'avevi fatta quella cosa, ma l'avevi fatta e funzionava. Momento di pausa, senti le lacrime che ti salgono agli occhi come quando tiri lo sciacquone del cesso intasato. Momento di pausa. Calmati. La lucina del disco duro s'accende cazzo, sarà la scheda madre, deve essere la scheda madre. 

Arriva l'IT guy con quel suo fare bontempone che gli romperei una tegola in testa. Però lo amo. Mi sbottono la camicetta, sbattacchio gli occhi, pancia in dentro tette in fuori come imparato guardando paperina su topolino … gli faccio “Rob, sono nelle tue mani“. Io che pensavo di essere una donna di principi ma invece no, per quattro mesi di lavoro no (questa cosa della camicetta non è vera, caro, lo sai, è solo per fare la simpatica). Rob, dimmi che è la … la la (come cazzo si dirà sceda madre in inglese? ma, soprattutto, cazzo sarà poi sta scheda madre? (domanda retorica, non lo voglio sapere)) la mother-thing (ebbene sì, ho detto così). Rob mi guarda con fare “guarda tu sta cretinona … mmm …. però belle tette (caro, sempre ai fini del racconto)”. E io “Rob, sono tua, salvami i dati”. 

Per tagliare la storia corta, sì, era la madre-cosa, l'IT guy mi ritorna con un aggeggio tipo stetoscopio con cui ho salvato tutti i dati sul portatile e anche su un hard disk esterno e anche su 5 dvd e anche nella memoria eterna del mio cervello. Conclusioni. Posso stare 4 mesi senza lavorare ora, assumendo che i dati siano andati perduti e io stia facendo il lavoro perduto. Si sa che quando succedono queste cose uno si ricorda di salvare tutto, poi passano un paio di annetti, ti rilassi e il computer si rifotte trovandoti impreparata. Nonostante i momenti di morte vissuti, è sempre un'emozione. Altro che bamgi-giampi.