Archivi del mese: novembre 2007

elisabe'

Mi sento pronta per la sudditanza britannica.

Oggi ho mangiato il tramezzino ai gamberetti aggiungendoci il checiap, ho bevuto la cocacola lait laim e ho concluso con il pacchetto di patatine con pochi grassi al sapore di formaggio poco grasso senza grassi aggiunti a parte quelli del sapore di formaggio. Ho conversato gentilmente senza mostrare nessun tipo di emozione. Non ho guardato nessuno negli occhi. Ho evitato di fare domande. Ho discusso sulla possibilità di fare un'uscita di natale che avverrà tra più di 3 settimane, argomentando sull'ora in cui sarebbe il caso di incontrarsi e sul posto, ridacchiando sul fatto che ci si imbriacherà senza però scompormi troppo all'idea. 

Elisabé, prendimi sotto di te.

 

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ma cosa non si fa per i soldi

Non c'ho soldi. Ho deciso che faccio tutti gli extra lavoretti dell'università. Ché qui ti pagano.

Domani porto i bambini delle superiori e genitori al seguito a fare il tuuur dei laboratori dell'aeronautico dipartimento. Ecco, io non li ho mai visti questi laboratori e non so nemmeno dove sono. Peggio che mai, non ne capisco niente di come funzionano le macchinone dentro i laboratori. Peggio che peggio che mai, il tuur deve durare 45 minuti. Riassumo. Domani devo parlare a una trentina di persone per 45 minuti di qualcosa di cui non so, in particolare, tra questi sarà pieno di genitori che devono decidere se sborsare o meno 3000 sterlinette. Mi faranno un sacco di domande a cui non saprò rispondere. Mi fingerò sorda. E anche ceca, visto che mi perderò di sicuro per i meandri di sto posto. 

Farò ancora il mitico tutorialll della proffessorressa sara, ma quello ormai sono un'esperta. E poi alle matricoline racconti quello che vuoi. 

Farò “the invigilator”. Ovvero durante gli esami dei poveri studentelli girerò per i banchi a guardarli male ed ad intimidirli. Devo seguirli in bagno. Devo seguirli ovunque vadano. Devo fare la faccia cattiva. Devo controllare che non abbiano le scrittine nelle mani, i bigliettini nelle mutande, le fotocopie miniaturizzate in tasca. Ma io ho smesso da troppo poco. 

Ma cosa non si fa per soldi.

 

la mia vita e' una dieta

 

 

 

mici impegno

Essendo il momento del pranzo l'unico evento della giornata che prevede un qualche sforzo decisionale per il mio cervello, mici impegno. Opzioni. Unirsi al gruppo di italiani con presenza saltuaria di qualche irlandese e inglese al caffettino del dipartimento che fa i senduic schifosissimi salad-ham blt proouns-maionniis e qualche patata in giacchetta ma solo se c'arrivi presto. Mi avvelenerei lo stomaco ma godrei alla vista degli inglesi afflitti per la mancata qualificazione agli europei. Oppure. Andare da saynsbury e comprare il pranzo pronto di sushi con le bacchettine e la salsa di soya dentro il contenitore a forma di pesce. Il pranzo è sicuramente buono ma costa troppo e mi tocca pure consumarlo sulla scrivania in completa solitudine con la schermata del computer su la repubblica o il corriere che ci si incazza sempre con i giornalisti italiani. Terza opzione. Tornare a casa a farmi un tortellino con la ricotta o una piadina con mozzarella pomodoro o una coscettina di pollo. Questo è un pranzo pericoloso perché potrei poi decidere di rimanermene a casa a scafasciarmi sul divano per “altri 10 minuti” e lasciare così che arrivi l'altro momento intellettualmente impegnativo della giornata, cioè decidere cosa mangiare a cena.

é troppo per me. 

 

catastrofismi

Ho fatto il sushi per la prima volta e m'è riuscito niente male, sono troppo cuoca.

L'orchidea mi sta rifiorendo per la seconda volta quest'anno, sono troppo giardiniera.

Mi sono spuntati un 5-6 capelli bianchi in testa, sono troppo vecchia.

No, questa cosa dei capelli bianchi è stata un duro colpo. Ho chiamato mia mamma e le ho chiesto a che età vennero a lei. Mi risponde “avrò avuto 32 anni, ma no forse di meno, 28!”. Come 28!? mammamamma. La parabola è nella sua fase discendente, bene. Tra l'altro questi capelli bianchi, così, tutti d'un colpo, da un giorno all'altro. Catastrofe. Mannaggia.

Mi riprendo solo pensando al panini di pranzo, mio preferito, becon bri e mango ciatni.

 

every little helps

Non so che aria butti in Italia, ma qui, l'impossibile è avvenuto. Quando tutti cominciavano a pensare che il mondo della musica non avrebbe più ritoccato quegli abissali fondi di stristezza, quando stavamo per dimenticarcene, quando una di loro sembrava essersi trasferita per sempre in america … zacchete … il ritorno, le spais girls. 

 

Yo I'll tell you what I want, what I really really want,
So tell me what you want, what you really really want,
ìll tell you what I want, what I really really want,
So tell me what you want, what you really really want,
I wanna, I wanna, I wanna, I wanna, I wanna really
really really wanna zigazig ha.

 

Che spariate, I really really want.

No, è che te le ritrovi dapertutto. La pubblicità del tur, e vabbé, la pubblicità dell'album, e vabbé, la pubblicità del programma televisivo, e vabbé, le facce su tutti i giornali, e vabbé … ma la pubblicità del supermercato e loro che fanno le spese natalizie felici col carrello no. Non c'è niente di peggio degli acquisti di natale. Ah no, sì, le spaiss che fanno gli acquisti di natale.

Every little helps a rovinarti la giornata.

 

 

 

 

cucire d'inverno

 

Sto facendo una tendina per la finestra del soppalco in cui dormo che mi sveglia ogni mattina con i primi raggi di sole. Una tendina blu. Blu scura. Così non mi sveglio più con i primi raggi di sole.

Mi ritrovo a cucire di sera con quell'aria che ha mia madre di cucire, seduta con una luce sulla testa, e quel fare “ascolto la televisione anche se non la guardo”. La tendina sta venendo proprio bene.

E poi cucire d'inverno è mbello.

 

Non solo navigo nella merda ma cago anche.

 

Mi son messa un
nuovo smalto alle unghie che fa molto donna.
E contrasta anche
con gli scarponi al ginocchio sporchi di fango con cui vado in giro.
Ma queste sono
contraddizioni che mi contraddistinguono.

Logoborro e’
piena di studenti leonardo. Io li odio. Gli erasmus ancora ancora ma i leonardo
ti prego no. La maggiorparte sono spagnoli andalusi, che vanno in giro con
quella loro aria andalusa. I maschi sono brutti e le femmine portano queste
gonne molto gitane che appena comincia a fare freddo ti voglio vedere. Questa
repulsione per i leonardo, per gli studenti e per l’umanita’ in generale, non
e’ normale. Anzi non e’ sana. Penso che tra i pochi essere animati che meritano
il dono della vita ci sia il mio pesce Carlo. Carlo non e’ un pesce comune.
Carlo interagisce. Io mi avvicino all’acquario e lui va in superfice. Io avvicino
il dito e lui comincia a scodinzolare. Tocco la superfice dell’acqua e lui mi
da un bacetto al dito con quel modo carino che hanno i pesci di dare bacetti.
Qualcuno ha suggerito che il suo comportamento sia spiegabile con il fatto che
i miei gesti sono gli stessi di quando gli do da mangiare ed hanno addirittura
insinuato che il bacetto al dito non sia una disinteressata dimostrazione d’amore
ma semplicemente il pesce me scambia er dito con il cibo. La qual cosa e’
assolutamente falsa visto che il mio dito non puzza di gamberetto morto come il
cibo per i pesci.

Questo amore per Carlo,
trallaltro, mal si concilia con la voglia di sushi che mi attanaglia. Ma queste
sono contraddizioni che mi contraddistinguono.

Due settimane fa
ero al miiting con il mio prof, big belly Gion. Ero in dubbio se dirgli o meno
che volevo mollare tutto per occuparmi a tempo pieno all’ hobbi dei pesci
rossi, invece, in un momento di grande fantasia e creativita’, me ne sono
uscita con un’ideona per il mio lavoro su cui, affermavo, avevo a lungo
riflettuto e che avrebbe potuto rivoluzionare la storia umana. Le cose che si
dicono quando non si ha niente da dire. Sparo la cazzatona, poi spero che lui
dica che e’ tutta una cosa inutile e non fattibbbole, invece, lui ci pensa e
dice “ah, interessante, lavoraci!”.

Oggi ho
incontrato il prof, io mi ero chiaramente dimenticata di tutto, lui invece ha
continuato a pensarci, e m’ha detto che e’ molto curioso di come la cosa si
sviluppera’. Bene. Le cose stanno cosi’. Non so cosa sto facendo, non so dove
sto lavoro sta mirando e parando. Avrei bisogno di capire il problema bene. E
di qualcuno che mi dia una direzione per risolverlo. Invece, fingo di aver
capito tutto e di avere anche una soluzione. Bene. Non solo navigo nella merda
ma cago anche.

 

ma almeno funziona

 

Signori programmatori di excite. Quanto fate schifo.

Ma la liberatoria dice:

Excite è un servizio gratuito, fornito “così com'è” - (di merda) -  Excite fa tutto il possibile per gestire al meglio il servizio, ma non è responsabile delle conseguenze di eventuali errori presenti al suo interno, né di perdite finanziarie o di altri danni indiretti che possono derivare da tali errori. Excite non deve essere considerato esente da imprecisioni, né necessariamente adatto allo scopo che si desidera raggiungere quando lo si utilizza.

Quindi che nessuno si lamenti!

Che lasciiassero programmare amme, che, guardate che bel pezzo di codice che mi son trovata a scrivere oggi. Rompe tutte le regole base. Variabili che hanno nomi insulsi. Commenti insulsi. Incomprensibbile e orribbile da vedere. Annidiamenti spinti. Ma almeno funziona. Almeno.

é che c'ho il problema che a me piace l'if. La vita è un if.

if ( P5B == 1 || P6B == 1 || V3FC == 1 ){ // functioning of V3

  A3 = 0.0; // No Flow

}else {

  if (V3FO == 1){

    A3 = a3; // Flow

  } 

  else {

    if (C2FH == 1){

      A3 = a3; // No Flow

    }

    else {

      if (C2FL == 1){

        A3 = 0.0; // Flow

      }

      else {

        if (S2FH == 1){        

          A3 = a3; // No Flow       

        }

        else {

          if (S2FL == 1){

            A3 = 0.0; // Flow         

          }

          else {

            if (volume0 > safety_volume){

              A3 = a3; // No Flow

            }

            else {

              A3 = 0.0; // Flow           

            }

          }

        }

      }

    }

  }

}

 

 

tormenti

 

Fiume di Gennaio. Un posto che ha un nome che è già una poesia non può che essere poetico. Insomma sì, sono stata a rio de janeiro, ho visto una delle sette meraviglie del mondo, son salita sul pandizucchero e mi sono riempita il cuore di cose nuove. Ma son dovuta tornare. E non ho voglia di ripensarci, ché mi intristisco. Forse son le mie cose oggi che m'han preso male.

Il brasile mi ha tutta rincoglionita. Faccio incubi tutte le notti e mangio sushi. Entrambe le cose alquanto inspiegabili. Gli incubi forse son dovuti alle mie letture notturne. Ma il sushi non si capisce. Ho una voglia tavica di sushi che non m'abbandona. A tutte le ore del giorno e della notte.

Le letture notturne, dicevo, sto finendo notrdamdeparì, ed è un capolavoro. Ci si dovrebbe porre il serio interrogativo se è davvero il caso di pubblicare tanti nuovi libri quando c'è in giro così tanta bella letteratura che uno non gli basta una vita per leggerla. Notrdamdeparì è un libro romantico, nel senso letterario di romantico, più di quanto mi aspettassi, ed è medioval-gotico spaventoso, più di quanto mi aspettassi. E io sono un animo sensibbole ed impresionabbole.  

A tutti questi tormenti si è aggiunto il dolore di polpacci causato dalla camminatina della gitarella domenicale. La ex-coinquilina generalessa tedesca ha guidato ieri una spedizioncella su e giù per il pick district tra gli alberi arancioni, le colline verdi, le pecore, le mucche, ma, soprattutto, le cacche. Ché le cacche, poi, sono quello che uno si porta a casa dopo una giornata come quella.