Archivi del mese: giugno 2006

procrastinamento cosmico

 

E Dio fece la terra.

 

Ma il primo giorno non fece un cazzo.

E manco il secondo.

Il terzo neppure.

Il quarto nemmanco.

Il quinto cominciò a mettersi il problema.

Il sesto gli venne la strizza.

E il settimo lavorò ma era troppo tardi e gli venne una cagata

(tra l'altro pensando, minchia, è domenica, il giorno del signore).

 

E pur'io son qui in questa silente università che ripeto la mia

presentazioncina di domani mattina ma sono chiaramente troppo stanca.

Fuori piove. C'ho la bici inzuppata, ché c'ho proprio voglia di

 mettermici a cavalcioni e tornare nella mia stanza delle scatole

 e delle buste. Ho finito lo sciroppo mentolato covonia chiaramente

eccedendo le dosi raccomandate. Non ho cenato, le tre mele marce

sul tavolo mi sembreranno commestibili tra poco. Magari muoio.

Magari morissi! Mi faccio un postit per ricordarmi di non far le

cose all'ultimo momento “ajò mobiddi”. Magari funziona. 

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alta ricerca

 

ore 12.30
mi rendo conto di avere la pinzatrice rotta. cerco di rimandare la cosa, avendo chiaramente di ben più importante da fare nella mia lista delle priorità.
ore 12.31
mi rendo conto di non poter fare nient'altro se so che nel cassetto la pinzatrice è rotta.
ore 12.32
valuto le possibili opzioni, buttare la pinzatrice, aggiustare la pinzatrice, accettare la pinzatrice con i suoi difetti (ecco perché sono single).
ore 12.33
considerata l'infima qualità della pinzatrice mi rendo conto che sarebbe sensato buttarla o lasciarla giacere morta nel cassetto.
ore 12.34
mi rendo conto che l'ipotesi più sensata non è putroppo fattibile e devo aggiustare  assolutamente la pinzatrice se voglio continuare a vivere.
ore 12.35
dopo una breve occhiata mi rendo conto che la molla della pinzatrice è uscita ed è mezzo incastrata e non è recuperabile e aggiustabile facilmente. il bisogno di  aggiustarla quindi aumenta. tra l'altro anche se la aggiusto il problema si riproporrà. il bisogno si fa insostenibile.
ore 13
dopo mezz'ora di sferruzzamenti ho aggiustato la pinzatrice.
ore 13.01
cerco ora di ricordarmi a cosa mi serviva la pinzatrice.
ore 13.02
ah si, pinzare la lista di priorità.

è che sto poco bene

 

Sai quando ti prende la stristezza chimica? Quella c'ho. Hai presente quel vomito allo stomaco senza cibo? Più o meno così. Quel rigetto da buonismo natalizio? Quel mal di testa che pulsa dietro le orecchie? Quel gonfiore d'occhi? Quell'odore di merda sempre sotto il naso? Ecco.

No, tutto bene mamma. Si, è arrivato il pacco. Si mamma, no mamma, si, no, il parmigiano, si è arrivato intero, no, non l'ho ancora mangiato.

Quella solitudine di quando ti guardi intorno e non vedi proprio niente nessuno? é che sto poco bene. Un pò di febbre. O forse no.

Si, mamma, il solito colpo d'aria. No mamma, non è che è inverno che mi metto la sciarpa.

Il topo morto in gola che ancora un pò squittisce. E nausea molta. E sudo un pò. Se avessi un posto dove stare ora forse sarebbe meglio. Devo ricordarmi di comprare una casa, appena posso. E vedi che il titolo ha il suo senso? 

fuori tema

 

Domani trasloco. Anzi domani comincio. Domani vado nella casa provvisoria del trasloco. Per una decina di giorni. Nella casa provvisoria prima del vero trasloco. Che avverrà il primo di luglio. Il primo del mese, come ogni trasloco che si rispetti. Lascio questa stanza e lascio questo posto, questa casa, il tavolo del ping pong e le cinesi che mi rimpiangono di già. Non ho ancora cominciato a pensarci ma come al solito non ho abbastanza valigie che contengano la spazzatura che mi appartiene. Creerò delle buste. Delle buste di spazzatura. Con tutta la mia roba. Che mi porto dietro. Non è poi tanta. Lo dicevo, a quel tipo, l'altro giorno, si, questo è tutto quello che mi porto dietro, in Sardegna, no, non lascio molto, che tanto mia mamma butta tutto, no, niente rispetto per le cose, che tanto non esiste nemmeno la proprietà privata a casa mia, no, nemmeno il concetto di questo è mio, Pietta, non dire scemenze, su. A si, scusa mamma. Il mio gatto fa le fusa sulla mia camicia preferita. Al gatto piace. A si, scusa gatto. Butto tutto dentro le buste nere. Cd, assorbenti, appunti, foto, libri, un calendario. Qualcosa morirà nel trasloco, qualcosa si perderà, qualcosa sarà ritrovata. La nuova casa ha qualcosa che mi dice che ci rimarrò di più. è una casa senza il carpettazzo sudicio in cucina. C'ha il simil legno. E c'ha i fornelli a gas. Che G. mi dice, ma t'immagini Mariapì? mettere l'acqua sul fornello a gas, era un pò che non lo provavi eh? si, una sensazione da riprovare. Poi piazzeremo la televisione, quella nuova grande, appena comprata, grande orgoglio di mammà. Insomma, comincia un pò una nuova era. L'era Hastings, così si chiama la strada, che da una parte c'ha il Saynsbury e dall'altra l'università, la fermata del bus giallo a pochi metri. Il bus giallo, così carino, così casa. Ché a Londra ti tocca il maind de gap ogni volta che ti saluta e qui un simpatico cirs meit. Cirs. L'autista panzotto dal sorriso largo e dalla divisina sbottonata, che mi riconosce e mi saluta con la manina anche quando sono in bici. Col cazzo che a Londra ti saluta con la manina quando sei in bici l'autista del autobus giallo dieci posti che passa zompettante. C'è anche il giardinetto, nella nuova casa. Con l'erbetta. E anche il tagliaerbetta. E per contratto dobbiamo tagliare l'erbetta, tenerlo bene. Darò da mangiare agli animali che abitano il praticello io, come al solito. E stenderò sul filo, d'estate. Come facevo in erasmus, stendevo il mio pigiama rosso con la renna e facevo rotolare lavatrici giù per il burron. Lavatrici, con l'asciugatrice incorporata, che però nessuno mai riuscì a farla funzionare, l'asciugatrice. E il tutto rimase sempre un mistero. Devo ricordarmi di andare a riprendere la coperta, amica, compagna, testimone di mille avventure, che ho nascosto nel soppalco, nella casa dell'erasmus. E ora la smetto, mi sto facendo solo travolgere dalle dita, è chiaro, così domani mi alzo presto, per il trasloco.

Di quella volta in cui andai a giocare a pallavolo tutto il giorno sotto il sole e mi bruciai talmente tanto che divenetti rossa come una aragosta.

 

Zeus saetta fulminante era innamorato di me.

E voleva concupirmi o stringersi a me in maritale nodo.

Ma siccome che sua moglie Era è un bé gelosa,

ella rubò il di lui scettro e in un balen salse all'olimpo.

Dall'alto monte scagliò l'ardente arnese su di me indifesa

così favellando “brutta stronza rovinafamiglie!”.

 

E subito a me un fuoco scorre sotto la pelle

non vedo nulla e le orecchie mi rombano

un sudore freddo mi prende

un tremito mi scuote e sono più verde dell'erba

poco manca alla morte.

 

Son cotta. Dal fulmine, intendo. Dal sole, cioè.

 

 

 

friccirorii

 

Le patatine salt & vinegar danno quel friccicorino alla lingua che

solo è eguagliabile dal calippo alla coca cola o dal frizzi pazzi.

Esistono anche altri tipi di friccicorii, come il famoso friccicore

al core, ma quelli non sono procurabili artificialmente.

 

 

Just do not do it.

 


 

Le mie scarpe marca alessia, a grande richiesta.

Nei migliori supermercati burdi di Barcellona.

A sette euro e cinquanta.