Archivi del mese: maggio 2006

annunciazione

 

 

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino …

 

 mi stupisco, per come mi ritorni in testa e 

per il fatto che in testa ci sia rimasta tutto questo tempo. 

 

Comunque, ignoro questi rigurgiti poetici per tornare alla mia

intensa giornata di merda. Alzo lo sguardo al soffitto, non

faccio in tempo a sospirare “mio dio, mio dio, perché mi hai abbandonato?”,

che ritrovo con lo sguardo il simpatico ragnetto che vive nella mia scrivania

e fa la tela all'angolo del muro. Siamo diventati amici, io gli parlo dei miei

problemi e lui mi ascolta con pazienza. Entra la mia compagnetta d'ufficio che

mi vede così protesa verso il ciel e dice “mawia, aw iu owai?”. Le faccio

notare il ragnetto, ma lei non lo vede. è chiaro che il ragnetto appare solo a

me. Il ragnetto mi si è palesato, ci dev'essere una ragione. Sono l'eletta del

ragnetto. Ho sentito la chiamata, il ragnetto è venuto a me in un bianco

inutile pomeriggio di venerdì e mi ha parlato. E io gli ho detto “ragnetto,

sono pronta a fare la tua volontà”. Ora aspetto la risposta.

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pessimismi

 

Sono ancora le cinque e io vorrei solo che fosse mezzanotte per sprofondare nel libro che sto leggendo. A mezza giornata non è positivo sperare che sia buio. Mi rendo conto che sto diventando pessimista catastrofista. Eppure il cielo è blu. Se togliessi fuori la mia contraddistinguente energica simpatia zompetterei fino alla stanzione del treno a rinnovare la mia young person rail card con cui mi aggiudico ben il trenta per cento di sconto ogni volta che accatto un biglietto del treno. Devo comprare il biglietto per il mio viaggetto di luglio. No, la SOLA inglese non me la pigliano e i soldi nella poste-peddis sono finiti e non la posso andare a caricare perché a logoborro c'è tutto tranne un ufficio delle poste italiane, peccato logoborro, non ti mancava proprio niente, e mi ti perdi sull'ufficio delle poste italiane. Però hai un ufficio delle poste, delle poste cinesi, perché quello che ci sta dentro è cinese. Un giorno ho comprato dei francobolli e gli ho chiesto se per caso non ci fosse un'offerta, tipo compri 10 e paghi 8, buy one get one free, compri 100 e un mp3 è in regalo, insomma, la “super offerta” … no, mi ha detto, che secondo lui era un'idea assurda, che i francobolli potessero essere scontati, poi mi ha chiesto di dove fossi io, e s'è anche messo a ridere. Ma tentar non nuoce, tentai. Forse potrei rispondere alla email di una ricercatrice logoborresa che cerca volontari per esperimenti sul sonno, ti pagano per andare lì a dormire di notte con i filini attaccati al cervello. Lo potrei fare. Non sono molte le cose che non farei per soldi (no, non bevo un bicchiere di catarro di vecchio gustandolo per 10.000 euro). Devono pagare almeno 5 sterlette all'ora, e metti che mi facciano dormire 8 ore, io ci vado a dormire tutti i giorni. C'è scritto che si può anche leggere. Potrei andare a leggere il mio libro con i filini nel cervello. Chi non vuole essere pagato per leggere e dormire! Peccato che si possa partecipare solo per 5 settimane. Altrimenti avrei risolto la mia vita. Si, sono catastrofista, ma ora mi passa.  

corsa notturna

 

Slitto tra le pozzanghere con la bici che non mi frena. è una notte di un cazzo di maggio inoltrato a 3 gradi. Ho le dita gelate e il vento nelle ossa. Nella piazza dell'uomo con il calzino piazzano i tavoli del mercato del giovedì, ho fatto chiaramente troppo tardi. Due ragazze nude mi passano accanto ridacchiando in bilico sui tacchi grufando l'amburgher del fine serata. E un tipo vomita dall'altra parte della strada. Un altro passa con la birra in mano e mi dice aià, aià rispondo io senza neanche pensare. C'ho la finta gentilezza in automatico ormai.  Attraverso la strada che porta a casa mia in contromano. Salgo su un marciapiede fangoso che quasi m'uccido. Scendo dal marciapiede fangoso. Butto la bici dentro il cimitero delle bici di fretta. Chiudo a chiave e corro verso casa.  

save as

 

 

 

Quando devo nominare un file, è dura. Non ho fantasia nominativa.

E quindi mio figlio si chiamerà Boh, così come sto blog si chiama

magosagazzunisog(gu). Finisce che i nomi non hanno molta attinenza

con il contenuto:

 

cacca.tex; cacca2.tex; cacca3.tex; cacca4.tex; caccaaa.tex;

ciccia.tex; ciccia2.tex; cicciaa.tex; fattimiei.tex; fattimiei2.tex;

fattimieii.tex; provaacazzo.tex; provaacazzo2.tex; provaacazzoo.tex;

nonloso.tex; nonloso2.tex; nonlosoo.tex; oggi.tex; oggi2.tex;

oggi3.tex; oggi4.tex; oggii.tex; oggiii.tex; prova.tex; prova2.tex

provaoggi.tex; provacacca.tex; provacacca2.tex; provacacca3.tex …

 

 

tanto atteso resoconto del barbeque

 

 

Quando, alle 6 e mezza, io il Nicola e la Dovile entravamo saltellanti al Saynsbury pieni di entusiasmo, e il sole splendeva come non aveva mai splenduto, niente lasciava che quello che poi sarebbe accaduto fosse presagiuto.

 

Difatti, usciti dal Saynsbury, ore 7, pioveva cani e gatti, cazzi e pazzi. Soprattutto cazzi perchè l'appuntamento coi pazzi era alle 7 a casa mia, invitate 30 persone.

Il primo pensiero fu, non recupereremo mai i soldi, la gente wont show up. E poi, come tornare a casa con 20 chili di carne in maglietta a maniche corte?

 

Per fortuna, mentre io e la lituana ci lasciavamo prendere dallo sconforto, l'inglese non si dava per vinta. Plan. Si, il plan è far finta di niente, ecco, così si fa. La pioggia bisogna ignorarla e lei, ignorata, se ne va.

 

Si palesa la necessità di rubare il trolley. Si ruba il trolley. Chiamano i folk di Nicola per avvertire che a Beeerm'n'g'm la pioggia è passata, è stata ignorata, è stata lì un'oretta e se ne andata. Carichi d'ottimismo attraversiamo logoborro col trolley e la gente che ridacchia. Ignari, loro non sanno della tecnica di ignoranza della pioggia, ignavi. Ce la faremo.

 

Arriviamo a casa mia e smette di piovere, come presagiuto dai folk di Nicola. Comincia la balotta. In gran simpatia la gente arriva con la beozia e con grande ironia, accendiamo il fuoco sotto le nuvole che imcombono. Il fuoco fa in tempo ad accendersi quando l'ira di Dio si scatena su di noi. Ma niente paura, siamo attrezzati, la gente si ripara nella common room e il fuoco è protetto da un ombrello di cui ci si aspetta presto che prenda fuoco da cui del quale.

 

I fumi del barbeque e i fumi in generale mi riempiono di tanta voglia di vivere. Io mi occupo delle vegane vegetariane inappetenti a cui ho comprato dei squisiti hamburger vegetali. Poi cedo gli attrezzi agli uomini, che ad uomo chiedigli tutto ma non di guardare mentre tu giri i salsicciozzi sul fuoco, che lui lo sa fare molto meglio, e non riesce a trattenersi dal dirti come si fa e come non si fa. E vaglielo a spiegare che tu di salsicciozzi ne hai visto e rigirato molto più di lui.

 

Tengo l'ombrello. Mi faccio le corse sotto la pioggia portando la carne alla gente. Faccio cabaret. Apro vino. Racconto. Intrattengo.

 

Quando … il tanto atteso … allarme antincendio. Una festa non è una festa se non parte l'allarme antincendio. L'allarme parte perché un'incauta si appoggia incautamente alla porta antincendio che si deve aprire solo in caso di incendio e quindi, se viene aperta, vuol dire che c'è un incendio. L'allarme suona … fra cinque minuti verranno i pompieri a metterci la multa perché abbiamo aperto la porta antincendio senza che ci fosse un incendio! Le cose funzionano molto meglio in italia dove le uscite antincendio sono bloccate e non si possono aprire.

 

Ma io non mi faccio prendere dal panico. Anche perché sono stata investita dalla nuvola di fumo che mi fa vedere il mondo sotto un'altra ottica. Tutti gli altri si agitano. Qualcuno tenta anche la fuga. Io torno nella mia stanzetta e prendo i miei nuovi cacciavitini e le Alan keys, che non so se si scrive così e non so manco come si dica in italiano, brugole, forse. Smonto completamente un pannello che lampeggia e che dice pericolo di morte con teschio. Leggo le istruzioni. C'è il codice segreto che solo Dio può usare, o un pompiere, per bloccare l'allarme. Digito il codice segreto divino e l'allarme smette. Sono l'eroe.

 

La pioggia va e viene, la brace comincia ad essere umidina, ma il tutto tiene. Riesco a sfamare il mondo. Il mondo è contento. C'è chi gioca a biliardino. C'è chi gioca a ping pong, c'è chi la prende moolto seriamente, e chi la prende meno seriamente. Tutti sono alticci, tutti sono sfelici. Soprattutto quelli che giocano a ping pong. E quelli che flirtano. Flirtano un pò tutti. Spagnole con italiani. Inglesi con italiane. Lituane con spagnoli.

 

Gran successo.

 

barbacoas

 

Quando spunta il sol vien voglia di barbechiù.

Anche perché qui non c'è altro cazzo da fare.

Quindi sto organizzando un barbechiù a casa mia.

Domani sera. Le previsioni dicono pioggia su

Logoborro ma a noi che ci frega oggi c'è il sole.

Poi domani ci lamenteremo e saremo stristi ma

tanto è domani, e oggi c'abbiamo voglia. 

Gli invitati sono tutti. In particolare tutti gli

spagnoli che barbechiù in spagnolo si dice

barbacoa, che è veramente una delle parole

spagnole più belle e solo per questo sono invitati,

per sentir dire “vamos a el barbacoa de

Mariapia”. Anche “peluquero” è una bella parola.

Basta adesso, la devo finire.

Risultato. Domani tutta Logoborro viene a casa

mia e io mi ridurrò a cuocere carne sotto la

pioggia. Ma sarà mbello.

 

 

Postilla che non c'entra un cazzo.

Rileggendomi noto che:

-mariapia, la concordanza dei tempi!

 A me suonano male quando sono concordati uffa, qua si usa la mia grammatica

 a suono.

-mariapia, gli apostrofi, gli accenti, acuti ottusi, le crasi e …

 le ppalle primo non ce li ho nella tastiera e poi non li so.

-mariapia, la punteggiatura la metti a cazzo!

 la punteggiatura serve a me per prendere una pausa dalla scrittura,

 nei panni del lettore mi vien male mettermici. appunto. 

-mariapia, le maiuscole!

 appunto.

 

 E poi c'ho word inglese che l'italiano non me lo fa scaricare.

 E siete tutti avvisati, puristi, cruscari e amici cari.

 

sul mio fegato e sulle implicazioni che il suo affaticamento rechera' al resto del mondo

 

A quanto pare ho il fegato affaticato. Così dice la mia
dottoressa a sassari. Io il sangue non mi piace farmelo
togliere. Va contro la praivasi. Io mia mamma lo so che non
le devo chiedere di farmi le cose, che non si fa i cazzi
suoi. Fatto sta che tutta la mia famiglia è preoccupata
per il mio fegato affaticato. Conclusione di mia mamma
é che mangio le patatine fritte, che lo sai che ti
fanno male. Mamma non mangio le patatine fritte. Forse
é l'aria di fritto che mi fanno respirare le cinesi in
casa? no e invece no. é che sono diventata una bevazzona.

é il vino inglese che m'affatica, e si che mi affatica. No
quello no, dai. Cioè si ma il fegato non se n'è ancora
accorto. Forse ho un tumore. Forse mi toglieranno il
fegato. Mio babbo mi spedisce le analisi in questione,
comunque, che così consulto qualche medico anche qui,
che lasciare che solo i sardi diano un parere sul mio
fegato sarebbe occultare importanti dati scientifici
al resto del mondo. Devono essere pubblici. Tutti devono
sapere.