Archivi del mese: agosto 2005

entro lunedì

 

Una cinquantina di pagine entro lunedì.

Su un argomento che conosco poco.

Entro lunedì.

Mariapia cerca di portarmi tutto che te lo

correggo per martedì, entro lunedì.

La deadline … che si traduce la muerte.

Per ora ho scritto tre pagine, tre pagine tre,

ma dense di concetti e avverboni belli.

Una cinquantina di pagine Mariapia, non

di più, e bé cercherò di limitare la fantasia

allora, eh si, cerca entro lunedì.

Evitando di ingrandire il carattere, a questa

velocità, entro lunedì sarò ancora al primo

capitolo. Odioso inventare e scrivere senza

idee e senza niente da dire. Ma così funziona.

E tutto va fatto entro quel benedetto lunedì.

E meno male che ogni tanto Latex mi sputazza

qualche errore che m'intrattiene un pò fermando

la mia vena creativa che altrimenti aggiummai

per lunedì mi danno il nobel!

  

 

 

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in assenza di ammore

 

Altre pillole di saggezza di Ulrike a Logoborro in assenza dell'ammore

 

… I want to sit in a proper cafe,you know, where proper guys stay in a corner talking about poetry …

arrivo di jopa

 


 

La pioja accolie la mia amica Jopa in visita a Logoborro. Di mattina si parte per visitina a Nottingamme a cercare corso di inglese gratis, impresa utopica – si potrebbe pensare - e invece no, il corso l'abbiamo anche trovato ma, accipiocchiolina, comincia il 12 di Settembre, quando Joppona ripartirà in Sardigna. Si ritorna quindi tristi tristi a casa, ma pensiamo bene di affittare una macchinozza per rallegrare il fine-settimana-più-bank-holiday che si preannuncia piovoso. Programma del week-end: studio mattutino, gym sessions pomeridiane, uscite serali. Lunedì gitarella a Londra per una carnevalata a Notting Hill, che nessuno ha capito bene cosa sia, ma meglio così, senza Elena che si chiuderà a casa con il nuovo uomo ruspista per finesettimana di sesso.

Fiumi di Parole!!

 

Mi sarei aspettata il solito Ramazzotti, Pavarotti, Zucchero e mandolini. Ma questa volta la prima reazione al momento “ah, quindi sei italiana” per la sessione musica produce la reazione “fiumi di parolee, fiumi di parole fra noii … “. Io rimango ammutolita. Perchè mi ero preparata a tutto, perfino ai risolini sul tema Bewliuscouni per la sessione politica, e al tema ”a ma quindi la mafia c'è ancora?” per la sessione stereotipi, ma a questo no. Eh no eh! A quanto pare la canzone vincitrice del festival era anche quella che partecipava all'eurofestival e l'ultima nostra apparizione – e meno male – pare abbia lasciato il segno. C'è da dire che mi ero sempre comportata con una certa dignità nel momento “ah, quindi sei italiana” ma a tutto c'è un limite. Comincerò a dire direttamente che sono sarda e che, si, siamo molto lontani dal resto d'Italia e che, si, siamo molto diversi.

e ti vogliu be’ perche’ e’ mbello

… giusto per ringraziarti, non solo perche’� mi hai refreshato la pagina 20 volte per farmi vedere che potevano apparire tutti nei blog pi� letti, e non solo la finta coppia scambista, ma perch�e’ gia’� lo sai anche tu che gi� ti vogliu troppo be’, e non solo per gli ovvi motivi, ma anche perche’ e’ inevitabile, congenito e perche’ e’ mbello.

dove la sauna e’ come il bidet

La mia zuppa al farro sul fuoco riempie la casa di inusuali odori. E in questa atmosfera singolare, poco inglese, arriva la chiamata di Federica appena tornata dal suo interrail in solitudine nei paesi scandinavi e danimarca. La telefonata mi riempie la testa di strane idee o forse � la zuppa al farro che mi confonde. Mi manda delle foto – ma Fede sei in costume da bagno? sei al mare? – no Pia sono nella sauna condominiale, tutti hanno la sauna, come noi prendiamo il caff�e’ loro si fanno sta sauna, ce l’hanno in casa come noi abbiamo il bidet� – ah, ecco, chiaro – beh si’ Pia c’hanno 7 mesi di neve, quando torni dal lavoro che fuori c’erano meno trenta gradi ti metti in doccia a novanta gradi a cuocerti e rilassarti, � una figata; poi Pia la gente, mamma, troppo rilassata, siamo stati da questi, lui faceva il muratore, lei la maestra, con tre figli in ‘sta casetta di legno costruita da lui, una figlia in giro per la casa sempre nuda, un’ altra con tre ratti in una gabbia, ma gente felice, Pia, che vive con poco; bisogna troppo imparare, Pia, e io che mi faccio venire la cagarella tre mesi per una cavolo di tesi; loro sono troppo rilassati; insomma volevo arrivare a Capo Nord ma ad un certo punto la ferrovia chiaramente non c’e’� piu’� e il mio interrail era inutile, allora, Pia, mi sono detta, cazzo no, e mi sono messa� a fare l’autostop e m’ha preso ‘sto tipo che c’ aveva 15 granchi nel portabagagli, tipo tranquillo, m’ha portato per 300 Km e m’ha lasciato, ma poi s’�e’ messo a diluviare e non faceva a stare la’� sotto la pioggia allora me ne sono andata a dormire in un cottage, e quella notte, di 15 notti e’� stata l’unica in cui abbia pagato un tetto, ma ti diro’�, onesto, 11 euro – e le altre notti, Fede? – sempre con l’ospitality club, Pia, guarda una figata, ho fatto certi incontri, ‘sto ragazzo tedesco che studia medicina in Ungheria, l’ho incontrato sul treno, faceva l’interrail anche lui, mi chiede “ma dove vai?”, e io “non so”, e lui “ah anche io non so”, e io “beh allora si va insieme!” … una situazione surreale, Pia, siamo arrivati in sto paesino, tre case, il cellulare non prendeva nemmeno, bussiamo alla porta di questi e chiedo di poter fare una telefonata e chiamo mia mamma, che almeno la tranquillizzo, e poi chiediamo loro se sanno dov’�e’ un lago – un lago? – si, Pia, ma la’ e’� � tutto pieno di laghi, e hanno tutti le attrezzature per campeggiare liberamente, e loro, troppo gentili, ci indicano e noi ci incamminiamo, ma dopo trecento metri ci raggiungono in macchina e ci portano al lago, e poi la’� si stava troppo bene, abbiamo fatto il fuoco, abbiamo piazzato la tenda e siamo andati a dormire, con ‘sto qui, bravo ragazzo, troppo tranquilli, mica c’e’� bisogno di scopare, ci siamo messi a dormire sereni , e la mattina, alle 8, chiaramente, il tedesco si fa il bagno nel lago gelato, poi si va in un altro paio di paesini e io avevo fame e questo mi fa “ma io veramente non mangio”, guarda Pia, uno pi�u’ taccagno di me!, e allora “va beh allora non mangio nemmeno io”, e siamo andati avanti a pane, ha ragione tuo fratello, si vive con poco. Ma l’ultimo giorno ti dir�o’ sono entrata in una libreria e mi sono consultata una guida per un ristorantino sereno poco prezzo e mi sono fatta un piatto di pasta, ma cos�i’, giusto il lusso dell’ultimo giorno. Pia tutti quelli che ho incontrato hanno fatto il giro del mondo, parlavo a questa e mi diceva, beh io vivo qui faccio l’impiegata, e tu pensi, ma che palle di vita, e invece poi vedi una foto e le fai “ma qui?”, “ah no, li � quando lavoravo in Cina”, “e l�a’?”, “ah si, l� facevo volontariato in Messico”, Pia, guarda basta, sempre le solite menate, Australia, Sud America, due coglioni – Fede, ma la mitica trombonave – no Pia, sulla trombonave si tromba solo il fine settimana, io c’ero di domenica sera ed � stato un pacco – ah – e poi ho incontrato una lappone, si lei mi ha insegnato a suonare questo strumento musicale tipico, bello guarda, e m’ha portato con i suoi amici scouts e abbiamo costruito ‘sta casetta di legno in mezzo alla foresta, ma l�a’ parlavano tutti tra di loro e io non ci capivo niente, pero’� tipico – Fede ma quindi cosa hai capito della vita durante ‘sto interrail – ma che bisogna vivere sereni, Pia. Vivete sereni.

Ulrike dorme

Ulrike si �e’ addormentata sul mio letto. Io scrivazzo, chattazzo, ascolto un po’ di musicazza, navigazzo in Ebay. Fuori c’�e’ il sole, appena digerisco i funghi ripieni la sveglio e andiamo a fare na sbiciclettatazza per Logoborro. Ma la ragazza duorme come un angiolo biondo tedesco, sar�o’ mica cos�i’ crudele?

non mi resta che andarmene

Pomeriggio improduttivo. Perche’ lui dice che si comincia prima dalle conclusioni, e ha anche ragione, ma io sono sganata molto, e questo forse lui non lo percepisce. Comunque mi sono messa d’impegno e sono venuta in the library senza computer, senza soldi nel c ellulare, senza libri. Solo fogli di carta bianchi, la penna, l’articolo del mio professore e la bici. Passo anche due minuti a riflettere, e’ tutto confusissimo. Non capisco nemmeno da dove cominciare per fare ordine. Ci riprovo. Ma i pensieri volano. La testa nun ce sta. Qualche cinese operoso mi cammina a fianco ogni tanto, but it doesn’t help. Non studio, non penso, non scrivo, non reagisco. Non mi resta che andarmene.

agosto col bene che non ti voglio

Giornataccia! Vado a letto tardi, Elena mi tiene su skype un paio di orette a raccontarmi di colloqui di lavoro, di cazzi lunghi e corti, di progetti per l’anno prossimo e di scrivanie di computer di ventidue chili comprate e portate per la metropolitana con gran sofferenza. Quando la mia testa tocca il cuscino sono le tre, ma ho ancora un po’ da pensare. La sveglia � alle cinque, per studiare, per l’incontro con il professore, alle nove e mezza, di ferragosto! Alle cinque mi sveglio solo per spostare l’ora della sveglia alle sei. Alle sei mi alzo e sgranocchio cereali magri ai frutti di bosco e fragoline dell’ amore con il latte e comincio a studiare. Alle otto ho finito e mi rimetto a letto con sveglia alle nove meno un quarto. Alle nove meno un quarto la sveglia mi sceta dal coma. Ancora rintronata dalla sveglia mi alzo, mi lavo i denti e bagno la faccia e con ascelle calde della notte mi faccio la mia sbiciclettata dal prof. Puzzolente e stanca come una capra arrivo dal professore. Lui � fresco e pieno di vita come ogni mattina. Io ho troppo sonno per ascoltarlo. Lui parla e dice cose importantissime, che io come minimo dovrei scrivere down, e mentre non lo ascolto penso fuck dovrei ascoltare. Mentre non lo ascolto mi viene in mente also che sono uscita senza chiavi di casa, senza portafoglio e senza cellulare. Mollo il professore il prima possibile per non permettergli di continuare a dire cose troppo importanti mentre io non lo ascolto. Sbicicletto veloce al dipartimento di geografia da Ulrike, sperando che lei non stia invece facendo una sessione di sesso straordinaria da qualche parte e che io rimanga tutta la giornata fuori casa. Invece no, per fortuna, � dietro la sua scrivania nella stanza triste dei dottorandi. Prendiamo un caff�e’ insieme. Il caffe’� sa di sciacquatura di piatti ancora pi�u’ del solito. Vado a casa con le chiavi di Ulrike e gliele riporto. Poi sbicicletto in allegria, sperando che la giornataccia possa risollevarsi, verso l’accomodation office. Arrivo tutta contenta e speranzosa ma sempre piu’� puzzolente, e questo forse e’� determinante per l’esito dell’incontro. Infatti, niente, non possono fare niente per me adesso, voglio cominciare a dicembre? devo tornare a Novembre. Ma come faccio io a godermi le mie vacanzine a ottobre e novembre sapendo che devo ricercarmi casa a Logoborro quando arrivero’� qui? Io faccio anche sguardo implorante “non potete fare proprio niente per me?” il freddo cuore british della donnona dell’ufficio non si impietosisce niente, anzi, si vuole liberare di me il prima possibile, io continuo sempre piu’� disperata e lei mi piazza il sorriso “vattene” senza aggiungere una parola, stronza, le vorrei dire. Vado in biblioteca a studiare, ma non ne ho voglia. Ritorno a casa allora. La puzza delle mie ascelle stanche riempie l’aria della casa e la rende irrespirabile, entro in bagno, non c’e’� acqua calda. Allora decido, mi metto al computer, lascio che la giornata passi e che con essa passi anche la sfiga. Ma la puzza non passa.

finalona del grande fratello inglese

Tanto di venerdi’� sera non sappiamo mai che fare, tanto ci siamo fatte una biciclettata e non abbiamo voglia di uscire, tanto viene giusto dopo cena, tanto, tanto, tanto … io e Ulrike, anche se siamo, come dice lei, well educated, cercate le dovute scuse per guardare la finale del grande fratello, ci appollaiamo sul divano davanti alla televisione bucata. Quest’anno si sono dati veramente da fare, sono riusciti a creare uno specchio della british gioventu’�. Bevono, fanno sesso in piscina, urlano, bisticciano, si bruciano al sole. Appartengono tutti ad una minoranza, in qualche maniera, gay, indiani, neri, bassi, grassi (questa non � una minoranza) , per lo pi�u’ brutti, anche un italiano, una sensitiva, un maniaco e un politico. In Italia non abbiamo il coraggio di guardarci allo specchio, ci facciamo ancora paura, e ci becchiamo i bellocci e le bellocce. Quarta arriva Kinga. La ragazza si � masturbata con una bottiglia sul verde praticello della c asa, e questo dice tutto. Spontanea, per usare un eufemismo. Tette enormi sempre in vista, non si vergogna della ciccia, non si vergogna di niente. Ma alla fin fine, donna felice, dovremmo tutte imparare. Terza arriva Makosi. Donna nera, dalle mille facce, tutta sensuale, bugiarda, misteriosa, attrice. Ha giocato un ruolo centrale, aveva molti ai suoi piedi, ma a quanto pare il pubblico non ha gradito. Secondo arriva Eugene. Un Forrest Gamp biondo, quello che rimane della gentilezza inglese e dell’umilt�a’ umana. Uno che dentro la televisione non c’azzecca niente. Bravo e noioso. Arriva quasi a vincere. Primo arriva Anthony. Un simpaticone all’italiana. Apprendista parrucchiere. Accento scozzese, bevone, ubriacone, amiggone giggione. Un po’ stupido un po’ no.
“This is Dovina, you are live on channel four, please do not swear.”